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I Medici fanno errori. Vogliamo parlarne?

Girovagando per materiale medico e non, mi sono imbattuto in questo intervento delDott. Brian Goldman.
Un intervento che parla di una storia. La sua storia. Reale e uguale a molte altre in tutte le nazioni.

Inizia parlando di come un giocatore di baseball sia considerato bravo in base alle sua “battuta media” se fa 3 tiri su 10 che vanno a segnare. E’ Mitico, leggendario se fa 4/10 tiri che vanno a far punti. Ma un medico?
Pensate ad un medico che ha lo stesso sistema di valutazione. Quando viene considerato Bravo? Quando viene considerato preparato?

Per il medico è tutt’altra storia. Il medico viene formato da sempre che deve studiare per prevenire l’errore, deve essere sicuro di se per sapere cosa deve fare, deve uscire abilitarsi ed essere….Perfetto. Ma non vengono date istruzioni per essere “Perfetti”. Non commettere mai e poi mai un solo errore però ai dettagli, a come ci riuscirai, pensaci tu.
Anzi tal volta i professori o i colleghi “tacciono” informazioni che potrebbero aiutare solo per paura di vedersi togliere il “paziente”.
Ma a questo si aggiunge un altro problema.
Il principale.

La nostra società si divide in persone che fanno errori e persone che non fanno errori.
Persone capaci e persone incapaci. Persone in grado di fare una corretta anamnesi e persone incapaci. Come se i pazienti che passano tra le mani di un medico fossero macchine. Se ha questo, questo e questo…è sicuro questo.

Non è cosi. Ogni paziente riferisce a modo suo i sintomi, ogni dettaglio diventa fondamentale e decisivo.
E questa distinzione cosi netta non fa che alzare un muro che non aiuta il confronto tra gli stessi professionisti, che al posto di chiedere una consulenza o un ulteriore parere o consultare un medico più anziano. Fanno errori. E magari lo stesso anziano fa lo stesso errore, nel confrontarsi con il giovane. Magari sulla nuova tecnica o terapia.

Questo perchè il nostro sistema non prevede e non accetta l’errore. Dimenticando che il “Dottore” è un essere umano e che in campo medico come in qualsiasi altro campo non si smette mai di imparare. Ed è importante ricordare.Ricordare i propri errori e quelli degli altri per cercare di limitarli e prevenirli. Con la consapevolezza che si sbaglia. Perchè sono Umani. E non condannarli per l’errore fatto perchè in questo modo si blocca la comunicazione e la crescità tra colleghi e come professionisti. Perchè non ammettendo il proprio errore ci si troverà a rifarlo, senza rendersene conto. E magari arriverà il momento in cui non ci sarà un altro dottore pronto a rimediare.

Esistono due tipi di vergogna che si provano da “Medico”. Una umana, utile. Quella che non ti fa dimenticare i nomi di chi muore o di chi soffre, quella che ti fa sentire in colpa per non aver dato il massimo e che ti spinge a fare di più a non dimenticare. Ma a ricordare e migliorare.
Poi c’è quella negativa. Quella che non ti insegna nulla. Che non ti fa parlare. La vergogna malsana che vi fa stare male dentro. È quella che vi dice, non che quello che avete fatto sia sbagliato, ma che voi siete cattivi.

Viviamo nella negazione degli errori. Come negassimo la nostra stessa natura. Non consideriamo la privazione da sonno. Una immensa trappola cognitiva costruita per rigettare chi sbaglia. Dimenticando che statistica, scienza e la nostra natura ci dicono una cosa: “Tutti sbagliamo”. Nessun sistema è esente da questo problema. Neppure quello sanitario. Ma la nostra cultura ci limita e quindi vogliamo vedere le “miriadi di cause fatte ai medici”, ma poi non vediamo quante di esse vanno realmente a condannare il medico alla fine. Perchè ci sono errori che sono umani. Ed è la stessa storia in ogni parte del mondo. Bisogna ridisegnare l’errore in campo medico ed imparare da esso. “Tieniti stretto gli amici ed ancor più stretto i nemici”. L’errore ti insegna. Ma per apprendere dall’insegnamento devi prima riconoscere l’errore. Cosa non facile nelle nostre culture ed il qualsiasi settore in cui la “condivisione dell’errore” è un concetto abbastanza oscuro.

 

E questo anziano “medico ridefinito” racconta la sua esperienza la sua storia. E la prima volta che ha sentito le 3 parole più temute da un medico: “Lei si ricorda?”. Quando ha dimesso una paziente che per lui aveva risolto il suo problema. E l’ha dimessa senza consultarsi. Senza parlarne con il suo superiore. Racconta il suo percorso e la sua storia, spiegando come sia impossibile essere “perfetti” come fanno vedere nelle serie TV. Come nella nostra cultura ci sia un problema di fondo che rende difficile l’ammissione dell’errore e il poter porre rimedio allo stesso.

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